Cosa vedere

Vi suggeriamo alcune delle numerose attrattive che ci sono a Roma, a cominciare dalle nostre vicinanze. Ecco a voi un elenco schematico con una breve descrizione da approfondire dal vivo in loco!

CATACOMBE DI PONZIANO

In prossimità della nostra Casa per Ferie, al civico 55 di via Alessandro Poerio, si trova l’ingresso alle catacombe di Ponziano, così chiamate probabilmente dal nome del proprietario del terreno. Una sorta di cimitero sotterraneo che ebbe massimo sviluppo nel IV secolo, legato a due persiani convertiti di nome Abdon e Sennen, condotti a Roma e uccisi nell’anfiteatro insieme ad altri martiri (Vincenzo, Pollione, Candida). All’interno vengono conservate pitture del VI-VII secolo, e un ambiente adibito come in molte altre catacombe a funzione di battistero. Per visitare le catacombe è necessario richiedere l’autorizzazione alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra via e-mail (almeno dieci giorni prima) all’indirizzo pcas@arcsacra.va specificando il giorno in cui si vorrebbe effettuare la visita ed il numero di partecipanti (max 15 persone). Per cui meglio organizzarsi in anticipo per chiedere la disponibilità effettiva per essere accompagnati in sede da una guida.

VILLA SCIARRA

È una villa urbana con un’estensione di sette ettari e mezzo situata sulle pendici del colle Gianicolo tra i quartieri di Trastevere Monteverde Vecchio, addossata alle Mura gianicolensi, cui si accede da due possibili ingressi. La villa prende il nome dalla famiglia nobile pontificia degli Sciarra.
La storia di Villa Sciarra inizia in epoca antecedente a quella romana, quando in quella zona era situato un santuario consacrato alla ninfa Furrina.
Più tardi in questa area sorsero i famosi “Orti di Cesare”, che, scendendo da Monteverde, declinavano fino al Tevere. Dal cinquecento in poi il terreno venne acquistato da privati e su di esso venne edificato un primo edificio. Nel 1902 gli ultimi proprietari privati che acquistarono la villa furono George Wurts, un americano appassionato di giardini, e sua moglie Henriette Tower, ricca ereditiera di Filadelfia. I coniugi fecero ristrutturare completamente la palazzina in stile neo rinascimentale e ridisegnarono il giardino: vi sistemarono numerose statue settecentesche in arenaria provenienti dal Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda, in provincia di Bergamo.

BASILICA E CATACOMBE DI SAN PANCRAZIO

Nel cuore di Monteverde, poco fuori la porta Aurelia, c’è un’antica basilica martiriale paleocristiana, inserita in una vasta area funeraria all’aperto insistente sulle gallerie della catacomba cristiana di San Pancrazio. Pancrazio era un ragazzo di neanche quindici anni, orfano, rimasto privo anche del suo unico tutore, lo zio che lo aveva portato a Roma. Convertitosi al cristianesimo venne scoperto e arrestato. Per dimostrare di non essere cristiani all’epoca si veniva costretti a sacrificare agli dei, ma il giovane si rifiutò di rinnegare la sua fede perciò venne decapitato. Dopo la sua sepoltura ne seguirono molte altre: numerosi familiari desideravano infatti tumulare i propri congiunti accanto ai resti mortali del santo martire. Questa catacomba ci tramanda tutte queste storie facendo memoria dell’esperienza delle prime comunità cristiane di Roma. Nelle viscere della terra oggi si snoda un percorso fatto di strette gallerie, nicchioni vuoti, incisioni e dipinti, cui si può accedere soltanto in piccoli gruppi.
Dalla basilica di San Pancrazio,  si può discendere alle catacombe attraverso due accessi: quello originario, posto nella navata sinistra della basilica e la botola posta al centro della chiesa, tra i pilastri che chiudono la navata destra. In realtà tutta la catacomba si sviluppa obliquamente al di sotto della basilica stessa in quattro distinte regioni.
La storia della Basilica è legata come detto al martirio di S. Pancrazio, del 12 maggio del 304, e alle sottostanti catacombe, che, in parte, già esistevano col nome di cimitero di Ottavilla, la matrona romana che ebbe cura di dare degna sepoltura al giovane. Il culto di San Pancrazio si diffuse a tal punto nella pietà popolare che papa Simmaco, eresse sul medesimo luogo la grande basilica. La Basilica di Simmaco fu  poi restaurata e quasi ricostruita dalle fondamenta da papa Onorio nel sesto secolo, che l’ampliò con le due navate laterali e costituì l’altare della confessione con la sottostante cripta semianulare dove traslò il corpo del martire. La Basilica, restaurata nel 1606 e concessa ai Carmelitani Scalzi da papa Alessandro VII, subì devastazioni sul finire del sec. XVIII e nel 1854 veniva dichiarata monumento nazionale.

FONTANA DELL’ACQUA PAOLA

Questa fontana bellissima si trova nel punto in cui la via Garibaldi raggiunge la sommità del Gianicolo, poco prima di porta San Pancrazio. Si tratta della mostra terminale dell’acquedotto dell’”Acqua Paola”, ripristinato all’inizio del 1600 da papa Paolo V. È il “fontanone” a cui fa riferimento Antonello Venditti nella canzone “Roma Capoccia”  che lo ha reso celebre nel 1972.
All’inizio del XVII secolo le aree a destra del Tevere erano ancora scarsamente approvvigionate d’acqua, e la dotazione idrica delle zone di Trastevere, del Vaticano e di Borgo in particolare fu uno dei primi problemi affrontati da papa Paolo V appena eletto. In realtà, come già per alcuni dei suoi predecessori, il fine ultimo era di poter disporre di una cospicua riserva d’acqua corrente per i giardini della residenza vaticana, ma il Comune di Roma accettò di contribuire alle spese per il ripristino dell’antico acquedotto Traiano che, ricevendo acqua dal lago di Bracciano, avrebbe consentito l’autonomia idrica delle zone alla destra del fiume. Iniziati i lavori nel 1608, il progetto fu portato a termine nel 1610. Commissionata all’architetto Giovanni Fontana, la mostra terminale del nuovo acquedotto ricalca molto da vicino il progetto della fontana dell’Acqua Felice vicino alla Stazione Termini. Come in quest’altro monumento che ha dimensioni molto più ridotte, anche in quello dell’Acqua Paola la metà inferiore è occupata da archi, di cui i tre centrali più alti e larghi dei due laterali, leggermente arretrati, tutti separati da colonne poste su alti piedistalli. La metà superiore dei tre archi centrali, anziché contenere statue, è occupata da grossi finestroni rettangolari aperti, in modo da consentire una parziale visibilità del giardino botanico che, all’epoca, si trovava dietro il fontanone. La metà superiore del monumento, per tutta la lunghezza delle tre nicchie maggiori, è occupata da una grande iscrizione a testimonianza della realizzazione dell’acquedotto, sormontata da un enorme stemma pontificio. L’intera opera è ornata di volute ai margini e di draghi e aquile araldiche della famiglia del pontefice Paolo V (i Borghese).

TERRAZZA DEL GIANICOLO

In cima alla collina del Gianicolo, appena sopra il Vaticano e il quartiere di Trastevere, preceduta da una bella passeggiata panoramica, si trova la terrazza omonima in grado di offrire uno dei panorami più suggestivi della capitale. Da questo punto, a ovest del fiume Tevere, è possibile ammirare la città intera circondata dalle colline nei dintorni. Dal 24 gennaio 1904 al di sotto del monumento di Garibaldi, un cannone, spara a salve a mezzogiorno ogni giorno per segnare l’ora esatta. Nei rari giorni, quando la città è meno rumorosa del solito, come le domeniche di agosto, è possibile sentire i colpi fino al colle Esquilino, La cannonata a salve di mezzogiorno fu introdotta da Pio IX nel 1847, per dare uno standard alle campane delle chiese di Roma, in modo che non suonassero ognuna il mezzogiorno del proprio sagrestano. Il cannone era allora in Castel Sant’Angelo, da dove venne spostato nel 1903 a Monte Mario, per qualche mese, per essere poi posizionato al Gianicolo nella sua collocazione attuale. L’uso non fu interrotto dall’Unità d’Italia, ma dalla guerra sì. Fu ripristinato il 21 aprile 1959, in occasione del 2712º anniversario della fondazione di Roma.
Sicuramente il periodo migliore per visitarla è durante il tramonto quando la luce della sera dona una atmosfera e un colore nuovo alla città.

SAN PIETRO IN MONTORIO

Una piccola sosta per visitare questa magnifica chiesa. In posizione estremamente scenografica, il complesso di San Pietro in Montorio sorge sulle pendici del colle Gianicolo. Il suo Tempietto, realizzato dal Bramante, è considerato una delle perle dell’arte rinascimentale. Eretto nel punto in cui si pensava che fosse stata piantata la croce del martirio di San Pietro, il minuscolo edificio, a pianta centrale, poggia su un basamento costituito da tre gradini, da cui si innalza il colonnato dorico. All’interno su uno splendido pavimento in stile cosmatesco, si erge la statua di San Pietro eseguita da un artista anonimo lombardo. La chiesa presenta un’elegante facciata a timpano a due ordini con rosone gotico, preceduta da una doppia rampa di scale che conduce al bellissimo portale ligneo. L’interno, a navata unica terminante in un’abside poligonale, è scandito da tre campate: le prime due coperte da volte a crociera, corrispondenti a due cappelle semicircolari; la terza con volta a vela, fiancheggiata da due nicchioni che ripropongono l’andamento di un transetto. La chiesa conserva notevoli opere d’arte di Daniele da Volterra, di Giorgio Vasari, di Sebastiano del Piombo e di Gian Lorenzo Bernini.

VILLA DORIA PAMPHILJ

I turisti meno accorti in visita alla città di Roma, pensano che il parco pubblico più grande della capitale italiana sia la famosa Villa Borghese, mentre in realtà, un’area verde che la supera, di sconfinate dimensioni, è Villa Doria Pamphilj (secondo parco più grande di Roma, dietro solo al Parco Regionale dell’Appia Antica). Infatti, la superficie di questa villa storica abbraccia più di un quartiere con i suoi 9 chilometri di perimetro. Questa villa è situata appena fuori dalle mura nel quartiere Gianicolense, sulle propaggini occidentali del Gianicolo, compresa tra via Aurelia Antica e via Vitellia.
Trae origine dalla tenuta di campagna dell’omonima famiglia nobile romana, dalla fusione di diverse vigne preesistenti. Fu espropriata nel corso del Novecento, divisa in due parti nel 1960 per il tracciato stradale di via Leone XIII (la Via Olimpica) e aperta definitivamente al pubblico nel 1972.
Nel 1849 Villa Doria Pamphilj fu teatro di una delle più cruente battaglie per la difesa della Repubblica Romana: le truppe francesi il 2 giugno occuparono villa Corsini, e il giorno successivo le truppe garibaldine tentarono invano di riconquistarla. Durante uno degli assalti fra i tanti, fu ferito a morte Goffredo Mameli, autore dei versi dell’inno nazionale italiano.
Nella parte orientale troviamo il maggior numero di testimonianze architettoniche ed artistiche con diversi edifici e  fontane.
Una delle opere architettoniche più pregevoli che si trovano all’interno di Villa Pamphilj è il Casino del Bel Respiro, più noto come Villa Algardi sede di rappresentanza ufficiale del governo italiano.
La parte occidentale, invece, è caratterizzata ad un ambiente “più selvaggio” in cui gli aspetti naturalistici sono prevalenti. Esplorare questa villa è come percorrere un pezzo della campagna romana: è un luogo ideale per fare una passeggiata rigenerante tra il verde della natura per riposare, o praticare sport all’aperto.

SAN PIETRO (CITTÀ DEL VATICANO)

Piazza San Pietro è la più importante piazza della cristianità. Gran parte del suo fascino architettonico è dovuto all’intervento di Gian Lorenzo Bernini che creò la grande ellisse ampia 240 metri circondata dallo splendido colonnato che conta 284 colonne disposte in file da quattro e 88 pilastri. Nel fondo, al di là del grandioso sagrato trapezoidale, si prospetta la facciata della omonima basilica dominata dalla cupola di Michelangelo. La trabezione è coronata da 140 statue di santi e da grandi stemmi di Alessandro VII. In fondo al portico di destra è situato il portone di Bronzo di Palazzo Vaticano. Al centro della Piazza si erge l’obelisco proveniente da Alessandria d’Egitto alto 25,5 metri. Attorno è disegnata sul pavimento una rosa dei venti. Avanzando dal centro verso l’una o l’altra delle due fontane, si trova tra i quadrelli del selciato, una pietra circolare sopra la quale è possibile ammirare il colonnato composto da un’unica fila di colonne.

La Basilica si san Pietro, cuore pulsante del cattolicesimo, sorta sulla tomba dell’apostolo, fu fondata da Costantino verso l’anno 320. Nel corso dei secoli e sotto svariati pontificati ebbe inizio quel lungo processo che nell’arco di circa duecento anni e con il concorso di moltissimi artisti avrebbe portato al completo rifacimento della primitiva basilica costantiniana. La facciata, preceduta da una larga scalinata a tre piani, è adornata da otto colonne e pilastri sostenenti la trabeazione coronata da una balaustra. Il balcone centrale sopra il portico viene chiamato la loggia delle Benedizioni, da dove il Santo Padre benedice i fedeli durante le Solennità e da dove viene annunciata l’elezione del nuovo pontefice. Alla Basilica si accede da cinque porte di bronzo, l’ultima a destra e la Porta Santa che viene aperta solo durante gli Anni giubilari. La Basilica si sviluppa in grandiose dimensioni. L’esatta visione dell’insieme, la percezione degli spazi e delle proporzioni si riesce a cogliere nei pressi dell’altare papale. Sul pavimento della navata centrale sono riportate le lunghezze di altre grandi chiese del mondo e nei pressi del portone centrale, si può ammirare il disco di porfido dove Carlo Magno si inginocchiò al cospetto del Papa per essere incoronato. La luminosa cupola è posta su quattro pilastri che sorreggono grandi arcate. Al di sotto della cupola è posto l’altare papale, coperto da un baldacchino alto 29 metri che Bernini realizzò fondendo il bronzo prelevato dal Pantheon. Al di sotto ancora si apre la Confessione, luogo che accoglie la Tomba di San Pietro, con novantanove lampade perenni accese. Nella prima cappella della navata destra da non perdere la Pietà di Michelangelo. Dal portico della basilica un ascensore porta alla terrazza dalla quale si può accedere alla Cupola attraverso due rampe fino al corridoio circolare al sommo della lanterna, dalla quale attraverso una scala a chiocciola si arriva all’esterno per ammirare il panorama mozzafiato. Le Grotte Vaticane custodiscono i resti mortali dei papi così come diverse cappelle laterali della Basilica.

Lasciando la Basilica di San Pietro, costeggiando le mura della Città del Vaticano, si può accedere ai Musei Vaticani. Questi musei sono l’insieme di collezioni papali raccolte nei secoli, tra cui la Pinacoteca, il Museo Gregoriano Egizio, Museo Chiaramonti, Museo Pio Clementino, Museo Gregoriano Etrusco, Galleria delle Carte Geografiche, Stanze di Raffaello, Cappella Sistina. Quest’ultima fu costruita da Sisto IV tra il 1475 e il 1481. Questa Cappella è uno dei luoghi più celebrati dalla storia dell’arte poiché conserva all’interno almeno tre cicli pittorici straordinari: alle pareti gli affreschi con le storie di Mosé e di Cristo opere del Perugino, Ghirlandaio, Pinturicchio, Botticelli, Signorelli e molti altri. Il secondo ciclo è costituito dalla Volta Sistina affrescata da Michelangelo; il terzo il Giudizio Universale opera sempre dello stesso.

TRASTEVERE

Per chi ama scoprire l’anima vera di Roma, il suggerimento è di andare alla scoperta della città a piedi, camminando tra i suoi vicoli storici, le sue piazze, i suoi angoli unici, fermandovi qua o là a magiare e bere qualcosa in uno dei tanti locali. Tutto questo è tipicamente offerto dal rione di Trastevere. “Semo romani, trasteverini…”. Recita così la famosa canzonetta romanesca che racchiude in sé l’essenza della romanità, di chi rivendica con orgoglio il suo essere romano doc. Miracolosamente intatto nell’insieme pittoresco di viuzze, Trastevere si scopre pian piano, tra una bottega e un’osteria, tra un angolo e una piazzetta, in un lembo della Roma popolare dove un tempo convissero popolo, aristocrazia e clero. Una fetta di città allegra e colorata, a lungo presa d’assalto solo dai turisti e recentemente riscoperta anche dai romani, che tornano qui a passare piacevoli serate nei tanti caffé, ristoranti e cocktail bar. Se volete scoprire veramente questa parte di Roma trans-tevere (al di là del fiume), svegliatevi presto e godetevi indisturbati Santa Maria in Trastevere, Santa Cecilia, Piazza in Piscinula, Via della Scala: assaporerete, così, la vita autentica di chi ci abita.

[Se capitate a Roma nella terza settimana di luglio, non perdetevi la Festa de’ Noantri: è la festa storica dei trasteverini dedicata alla Madonna del Carmine, che viene festeggiata ogni anno con musica, danze popolari, cultura e spettacoli pirotecnici].

BASILICA DI SANTA MARIA IN TRASTEVERE

La Basilica di Santa Maria in Trastevere è fra le più antiche di Roma, forse la prima dedicata alla Beata Vergine Maria. La tradizione ci indica che la chiesa è stata fondata da San Callisto papa, sul luogo dove nel 38 a.C. sarebbe avvenuta una prodigiosa eruzione di olio dalla terra, poi interpretata come segno della venuta del Messia. Il punto della fuoriuscita dell’olio fu indicato, sotto il presbiterio, con una pietra rotonda con l’iscrizione “fous olei” ancora esistente. Costruita in forma basilicale da Giulio I fu poi modificata nei secoli successivi. L’edificio attuale risale alla ricostruzione degli anni 1138-48. Nel 1702, su progetto di Carlo Fontana, fu rielaborato il portico e modificata la facciata, con successivi restauri stilistici nel corso dell’Ottocento. Accanto alla facciata si trova il campanile romanico del XII secolo. L’interno è suddiviso in tre navate composte da ventidue colonne antiche di granito. Il pavimento cosmatesco risalente al 1200 è stato rifatto da Virginio Vespignani durante gli ultimi restauri sopracitati. Il soffitto ligneo, a lacunari, fu disegnato nel 1617 dal Domenichino, che vi dipinse l’Assunta. Sulla destra all’inizio della navata centrale, è collocato il Tabernacolo di marmo, opera di Mino del Reame. Tra i molti capolavori conservati nella chiesa da osservare tra le finestre i mosaici raffinati raffigurante la Vergine Maria.

ISOLA TIBERINA

Il Tevere è stato fin dalla sua nascita l’anima di Roma. Il fatto che la città gli debba la propria stessa esistenza è descritto già dalla prima scena della leggenda di fondazione, con Romolo e Remo che, arenati sotto il ficus ruminalis, succhiano il colare zuccherino dei frutti in attesa di una vera poppata. Il rapporto di simbiosi tra Roma e il Tevere è continuato attraverso i secoli: fino agli anni Sessanta i romani trascorrevano sulle sponde del fiume le loro domeniche estive (raccontate per esempio nel famoso film di Dino Risi “Poveri ma belli”) e, ancora oggi, ogni primo gennaio a mezzogiorno, coraggiosi tuffatori compiono il rito propiziatorio di lanciarsi nelle sue fredde acque. È in prossimità dell’Isola Tiberina che, nell’antichità, si era localizzato il punto di scambio tra le popolazioni etrusche che dominavano la riva destra e i villaggi sulla riva sinistra. Ed è proprio su quest’isola che, secondo la leggenda, il serpente di Esculapio indicò, durante la peste del 293 a.C., il luogo dove costruire un tempio. Da quel momento l’isola è stata destinata per sempre a luogo per la salute: nel Cinquecento vi nacque il primo nucleo dell’Ospedale Fatebenefratelli, ancora oggi uno dei migliori della Città. Sulle rovine del tempio di Esculapio è sorta successivamente la Chiesa di San Bartolomeo all’Isola. Di fronte all’isola, è possibile ammirare il cosiddetto Ponte Rotto, l’unica arcata ancora esistente del Pons Aemilius, il primo in pietra di Roma, risalente al 179 a.C. Vedere Roma dal Tevere vuol dire, ancora oggi, rivivere un’atmosfera remota e cogliere la dimensione più vera della città.

PIRAMIDE

Cosa ci fa una piramide di stile Egizio a Roma? È una tomba, il monumento sepolcrale del pretore Caio Cestio Epulone. L’imponente piramide a base quadrata (alta più di 35 metri) fu costruita verso il 12 a.C  in un periodo, poco successivo alla conquista dell’Egitto da parte dell’impero in cui la cultura di questa nuova provincia esercitava un forte fascino su quella romana. Edificata in soli 330 giorni tra il 18 e il 12 a.C.. Caio Cestio, infatti, aveva espressamente disposto nel testamento che gli eredi innalzassero il sepolcro entro tale termine, pena la perdita della ricca eredità. All’interno, come un faraone, il pretore fece collocare il suo tesoro; la possibilità di un bottino, stimolò qualcuno a profanare la tomba penetrando  nella Aula funebre. I segni dell’effrazione sono ancora visibili. La posizione del monumento garantì la sua longevità: la piramide si trova, infatti, sul tracciato delle mura Aureliane, edificate alla fine del  terzo secolo. Il sepolcro privato divenne così struttura difensiva, mantenuta fine alla fine dell’Ottocento.

TESTACCIO

Oltre a Trastevere, un altro quartiere popolare tipicamente romano è Testaccio, racchiuso tra Via Marmorata, le Mura Aureliane e il fiume Tevere. Il quartiere storico rimanda subito gli appassionati di calcio di fede giallorossa alle gesta calcistica della propria squadra del cuore (la AS Roma una delle due squadre della Capitale). In questo quartiere si respira un’atmosfera originale: la zona è stracolma di locali e luoghi di intrattenimento che trasformano le serate dell’area intorno al Monte Testaccio in una vera movida capitolina. Il nome del quadrante deriva per l’appunto dal cosiddetto “monte” (mons Testaceus): una collina artificiale alta 35 metri formata dai cocci (testae, in latino) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo al vicino porto di Ripa grande. Il porto infatti era il punto d’approdo delle merci e delle materie prime che rifornivano Roma (prioritariamente marmi, grano, vino) che, arrivate via mare dal porto di Ostia, risalivano il fiume su chiatte rimorchiate dai bufali che nel 1842 vennero sostituiti con rimorchi a vapore. Nei secoli i cocci delle anfore, si accumularono a “montagnola”: da qui appunto l’antico nome, detto anche Monte dei cocci. Il numero delle anfore accatastate si stima attorno ai 25 milioni. Le anfore vuote che avevano contenuto soprattutto olio venivano rotte in cocci poi disposti ordinatamente per dare stabilità alla forma piramidale a gradoni che si andava innalzando per poi essere cosparsi di calce per evitare i cattivi odori dovuti alla decomposizione dei residui organici.
Gli intenditori di arte invece non possono perdersi in questo quadrante il MACRO, il Museo d’Arte contemporanea con sede nel complesso ottocentesco dell’ex Mattatoio.

BOCCA DELLA VERITÀ

Sotto il portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, si trova un grande mascherone di marmo con l’immagine di una divinità fluviale. Il mascherone, collocato in sito nel 1632, è chiamato notoriamente Bocca della Verità, perché – secondo una leggenda medievale – morderebbe la mano a chiunque dica bugie: il simulacro funzionava quindi come testimone della sincerità o meno di chi fosse costretto a sottoporsi alla prova. Naturalmente chi si rifiutava di sottoporsi al “giudizio”, ammetteva implicitamente di essere bugiardo. Questa grande faccia, era probabilmente un tombino della Cloaca Massima, una delle più grandi fogne di Roma con scarichi diretti nel Tevere. La Bocca della Verità è diventata anch’essa un simbolo di Roma, per merito soprattutto del film “Vacanze romane”, girato negli anni ’50 con una scenetta divertente ambientata in loco.

CIRCO MASSIMO

Gli antichi Romani amavano molto i momenti di svago e divertimento, in maniera particolare se erano fatti di spettacoli, competizioni sportive e lotte. Il Circo Massimo offriva tutto questo, posizionato in una sorta di via di mezzo tra il Palatino e l’Aventino. Di quello che un tempo fu il più grande circo per gli spettacoli di Roma antica, realizzato con lavori protratti per più secoli, oggi è visibile soltanto un’immensa spianata. Le sue dimensioni erano notevoli (621 metri di lunghezza e 118 di larghezza) e poteva ospitare fino a 250 mila spettatori. Nel 10 a.C. fu collocato all’interno dello stadio un obelisco egizio di Ramsete II, alto quasi 24 metri; lo stesso obelisco si trova ancora oggi al centro di Piazza del Popolo. Un altro obelisco, il più alto di tutti con i suoi 32,50 metri, venne aggiunto nel 357 d.C. dall’imperatore Costanzo II e oggi si trova in Piazza San Giovanni in Laterano. Il Circo veniva utilizzato in particolare per le corse dei carri, specialmente quadrighe; aurighi e cavalli vittoriosi raggiungevano una tale fama che alcuni imperatori come Caligola e Nerone prendevano parte alle corse dei carri per dimostrare il loro coraggio e ottenere un più ampio consenso. A 5 minuti a piedi dal Circo Massimo, superato il Giardino degli Aranci, i viaggiatori più curiosi non potranno perdersi una vera chicca: spiare dalla serratura del portone che introduce alla Villa dei Cavalieri di Malta la cupola di San Pietro (er cupolone per i Romani), incorniciata dalle siepi dei giardini.

ARCO DI COSTANTINO

Gli Archi Trionfali sono una costruzione propria dei romani: consistevano in strutture con la forma di una monumentale porta ad arco che venivano erette per celebrare imperatori o condottieri dopo una vittoria in guerra. L’Arco di Costantino, posto accanto al Colosseo, è il più famoso di tutti gli archi trionfali di Roma. Iniziato nel 312 per celebrare la vittoria di Costantino a Ponte Milvio, venne completato nel 315, in occasione del decennale del regno di Costantino, divenuto tetrarca in Britannia nel 305. L’arco è a tre fornici, con quello centrale maggiore dei due laterali e vi si accedeva tramite una gradinata, oggi non più visibile. Per renderne più rapida la realizzazione venne adornato nelle fronti, nell’attico e dentro il fornice centrale con opere d’arte prelevate da altri monumenti romani, forse già in stato di abbandono. Sull’attico è l’iscrizione: «All’imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo, Pio Felice Augusto, il senato e il popolo romano dedicarono l’arco insigne per i trionfi perché su ispirazione della divinità e con grandezza d’animo, con il suo esercito e con giusta guerra, liberò contemporaneamente lo Stato dal tiranno e da ogni divisione». Al di sopra degli archi laterali corrono le sei sezioni del fregio a bassorilievo che narra la storia della campagna militare contro Massenzio, dalla partenza da Milano all’arrivo a Roma, unica decorazione realizzata espressamente per l’occasione. Al di sopra di questa teoria di bassorilievi, semitondi a rilievo d’età adrianea che raffiguravano originariamente Adriano e che vennero rilavorati per fare di Costantino il nuovo protagonista delle scene. All’altezza dell’attico, ai lati dell’iscrizione, furono, invece, rilavorati pannelli alti oltre tre metri, provenienti, probabilmente, da un arco eretto a Marco Aurelio dal figlio Commodo. Essi fanno riferimento alle campagne militari che l’imperatore filosofo condusse contro i Quadi e i Marcomanni. Altre decorazioni a bassorilievo e le statue dei Daci prigionieri provengono invece dall’area del Foro di Traiano.

COLOSSEO

Chi viene nella Capitale italiana per la prima volta, dopo il tour spirituale con visita a San Pietro ha l’obbligo di visitare anche la parte storica risalente alla Roma imperiale Ci riferiamo naturalmente al Colosseo, Simbolo per eccellenza di Roma, nel mondo. La mastodontica struttura di travertino, con una capienza di circa cinquantamila spettatori sulle gradinate, ha un anello esterno alto quasi 50 metri e una circonferenza di 527. Era chiamata in origine Anfiteatro Flavio, in onore alla dinastia che eresse l’opera. Assunse il nome attuale solo dal VI-VII secolo d.C., probabilmente per la vicinanza di un’imponente statua di bronzo di Nerone ispirata al Colosso di Rodi. Il Colosseo è il più grande anfiteatro e, in assoluto, il massimo monumento del mondo romano, simbolo stesso di Roma e della sua immortalità, come dice la profezia del VII secolo del monaco anglosassone Beda: «Finché esisterà il Colosseo esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; quando cadrà Roma cadrà anche il mondo».Per questo è da sempre ritenuto indistruttibile: il popolo romano, infatti, si è uniformato a questa linea di pensiero convincendosi della durata Eterna della città.
Vespasiano fu il primo imperatore che si occupò, negli anni 72-79, della costruzione dell’edificio, elevandolo per due terzi. Il figlio di Vespasiano, l’imperatore Tito lo inaugurò nell’anno 80 d.C. con grandiose feste che si protrassero per tre mesi e in cui morirono circa ventimila persone e novemila animali.

La traditio narra nel corso degli anni in cui si tennero al suo interno “giochi” e combattimenti di un elevato numero di martiri uccisi nel Colosseo e non è un caso che, il venerdì Santo, la Chiesa celebra la Via Crucis alla presenza del Papa in questo luogo, inteso come simbolo delle uccisioni di fedeli in Cristo avvenute a Roma come in tutto il mondo. Un simbolo avvalorato dagli studi storici sul ritrovamento del disegno di una croce su un tratto di intonaco risalente al terzo secolo.

Tanti cristiani, condannati a morte perché non abiuravano, venivano condotti nelle arene per subire la stessa sorte di tanti criminali. Ignazio di Antiochia, per esempio, subì questa sorte nel 107 e proprio nell’anfiteatro Flavio. In alcune particolare occasioni, come per la celebrazione di importanti vittorie militari, al Colosseo si indicevano ‘giochi’ di festeggiamento che duravano mesi e gli ‘spettacoli’ erano anche tre al giorno, con l’impiego di migliaia di animali e di uomini: per la vittoria sui Daci, l’imperatore Traiano organizzò ben 123 giorni di combattimenti. Come nel caso di Ignazio, i condannati venivano ‘importati’ per l’occorrenza da varie parti dell’impero.

E per condannare dei cristiani a morte ci voleva davvero poco. Tertulliano alla fine del secondo secolo scrive che qualunque cosa accadesse nell’impero, «che tracimasse il Tevere o venisse a piovere», subito si alzava il grido «Christianos ad leonem».

FORO ROMANO

La valle in cui sorge il Foro Romano trae la sua origine dall’azione erosiva del Tevere lungo i fianchi di quelle lave vulcaniche dalle quali si sono originati i sette colli. La parte bassa di questa conca, all’incirca dall’area centrale fino quasi al fiume, era occupata da una palude detta Velabro. Al limitare di questa palude, ai piedi del Palatino, sorsero alcuni dei monumenti della Roma più antica, come la Regia, sede degli antichi monarchi. Verso la fine del VI secolo a.C., sotto i re Tarquini, la valle fu bonificata e le acque drenate nel Tevere tramite un collettore, la Cloaca Massima. In tal modo l’area fu pronta per accogliere le genti che già vivevano sui colli circostanti, e che qui trovarono il luogo per riunirsi, scambiare le merci e svolgere le principali attività della vita quotidiana: Così nacque il Foro Romano, che per tutto il periodo della Repubblica, fino al I secolo a.C., diverrà lo scenario principale della storia di Roma. Gli edifici repubblicani furono specchio del cambiamento delle istituzioni politiche. Dopo i grandi templi del V e IV secolo, simbolo della straordinaria importanza che la città assunse sin dalla prima fase della propria storia, a partire dal III secolo cominciarono a sorgere le basiliche, edifici che svolgevano la funzione di offrire ai cittadini uno spazio coperto per lo svolgimento di affari e assemblee in alternativa alle aree all’aperto. Le prime furono la Basilica Porcia e la Sempronia sostituite, in tempi più recenti, dalla Basilica Emilia e dalla Giulia. L’età imperiale, a partire dall’epoca di Augusto, vedrà la definitiva trasformazione dell’intera area in una piazza monumentale a carattere celebrativo, ricca di marmi ma ormai svuotata delle sue antiche funzioni.

FONTANA DI TREVI

La Fontana di Trevi è una fra le più note fontane di Roma e tra le più celebri fontane del mondo.
Fu progettata da Nicola Salvi addossata ad un lato di Palazzo Poli, fu incominciata nel 1732 e completata nel 1762 da Giuseppe Pannini in stile tardo barocco. La fontana è costruita con travertino, marmo, intonaco, stucco e metalli.
La storia della fontana è strettamente collegata a quella del restauro dell’acquedotto dell’Acqua Vergine risalente ai tempi dell’imperatore Augusto: l’architetto Marco Vipsanio Agrippa fece arrivare l’acqua corrente del fiume Aniene fino al Campo Marzio, per alimentare le terme volute e completate dallo stesso Agrippa, cui si deve anche l’edificazione del Pantheon (nel cui frontone è scolpito il suo nome). L’acquedotto era lungo più di venti chilometri, quasi tutti sotterranei.
Il tema dell’intera composizione scultorea è il mare. Essa è inserita in un’ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati, circondata da un camminamento che la percorre da un lato all’altro, racchiuso a sua volta entro una breve scalinata poco al di sotto del livello stradale della piazza. La scenografia è dominata da una scogliera rocciosa che occupa tutta la parte inferiore del palazzo, al cui centro troviamo una grande nicchia delimitata da colonne che la fa risaltare come fosse sotto un arco di trionfo. Qui si erge una grande statua di Oceano, dalle forme muscolose ed opulente e dallo sguardo fiero ed altezzoso: il dio, ammantato in un drappo che gli copre appena il bacino, è raffigurato mentre incede su un cocchio a forma di conchiglia trainato da due cavalli alati, soprannominati rispettivamente «cavallo agitato» (quello di sinistra) e «cavallo placido», in riferimento agli analoghi momenti del mare a volte calmo e a volte burrascoso. Ai lati della grande nicchia centrale vi troviamo altre due nicchie, più piccole, occupate dalle statue della Salubrità (alla sinistra di Oceano) e dell’Abbondanza (alla destra di Oceano), quest’ultima raffigurata mentre regge il simbolico corno colmo di frutti e monete. L’acqua sgorga dalle rocce in diversi punti: sotto il carro di Oceano va a riempire tre vasche, prima di riversarsi nella piscina maggiore. Data l’ampiezza e la complessità dell’opera, molti furono gli scultori impegnati nella realizzazione dei vari gruppi statuari.
Resa celebre dal film di Fellini La dolce vita, è usanza gettare una moneta nella vasca, dando le spalle alla fontana a occhi chiusi. la credenza popolare infatti attribuisce a questo atto propiziatorio un buon auspicio per un presto ritorno a Roma.

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